{"id":161,"date":"2007-10-18T11:32:29","date_gmt":"2007-10-18T17:32:29","guid":{"rendered":"http:\/\/cat.bloctum.com\/tonagusi\/2007\/11\/02\/le-giornate-delle-giornaliste-e-comunicatrici-del-mediterraneo\/"},"modified":"2007-10-18T11:32:29","modified_gmt":"2007-10-18T17:32:29","slug":"le-giornate-delle-giornaliste-e-comunicatrici-del-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/clarianacomunicacio.cat\/?p=161","title":{"rendered":"Le Giornate delle Giornaliste e Comunicatrici del Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\">&#8216;Women in the city&#8221;\/Articolo21<\/p>\n<p align=\"left\">Barcellona&gt; <strong>Le Giornate delle Giornaliste e Comunicatrici del Mediterraneo<\/strong>  Nasce la <strong>Rete Mediterranea delle Giornaliste e delle Comunicatrici per i Diritti Umani e la Pace  <\/strong>Il senso della sfida  di <em>Nella Condorelli<\/em>  Il 57per cento delle donne marocchine e\u2019 analfabeta. Una dato comune a tutto il Magreb, dove piu\u2019 della meta\u2019 delle bambine passano l\u2019infanzia ignorando banchi e lavagne, lettura e tabelline, perse al seguito di qualche gregge di pecore sugli altipiani dell\u2019Atlante, oppure chiuse dietro mura di case di argilla, lungo la rotta delle piste del Sahara.<!--more--><\/p>\n<p align=\"left\">E\u2019 forte la denuncia di <em>Zakia Mrini<\/em>, presidente dell\u2019associazione <em>Ennakhil pour la Femme et l\u2019Enfant<\/em> di Marrakech, che prende la parola durante il dibattito dedicato specificatamente agli strumenti operativi necessari a rendere efficace l\u2019apporto delle giornaliste della regione Mediterranea nella conquista di diritti umani e pace per tutti.  Siamo a Barcellona, nella sede istituzionale dell\u2019IEMED, <em>l\u2019Institut Europeo de la Mediterania<\/em>, che con la <em>Xarxa Internacional des Periodistes con Vision de Genero <\/em>e l\u2019<em>Associacio\u2019 de Dones Periodistes de Catalunya<\/em>, ha organizzato queste seconde Giornate <strong>\u201cCommunication with different Perpsective: a Bridge for Peace and Human Rigths &#8211; Comunicamos con otra mirada:un puente para la paz y los derechos Humanos\u201d<\/strong>,  con il sostegno della Generalitat di Catalunya &#8211; <em>Oficina de Promocio\u2019 de la Pau i dels Drets Humains<\/em>, l\u2019A<em>juntament de Barcelona<\/em>, la <em>Xarxa de Municipis de la Diputacio<\/em>\u2019 Barcelona, e l\u2019<em>Institut Catala de les Dones<\/em>, come dire il ministero delle pari opportunita\u2019 locale.<\/p>\n<p align=\"left\">Una bella e difficile sfida, che le catalane hanno comunque vinto. Di questi tempi, infatti, i convegni dedicati all\u2019informazione di genere, cioe\u2019 all\u2019empowerment delle giornaliste, al loro interrogarsi sulla \u201cdifferenza\u201d dello sguardo e della parola delle donne nella narrazione dei fatti di cronaca, si contano sulla punta delle dita. Anzi, aldila\u2019 di questa esperienza catalana, non si contano quasi per niente. Non e\u2019 una novita\u2019 per nessuno che, tra le tante liberta\u2019 \u201cdesaparecidas\u201d del dopo l\u201911 settembre, schiaccciate tra terrorismo e sicurezza, il contributo all\u2019informazione delle giornaliste con visione di genere sia certamente tra i piu\u2019 oscurati e censurati. Dato per agonizzante, quando non per morto e sepolto. Persino imbarazzante parlarne, con quell\u2019aria degage\u2019 che si porta dietro dal Novecento, e scomodo anche per le tante e i tanti grandi difensori della liberta\u2019 di stampa e del pluralismo dell\u2019informazione.<\/p>\n<p align=\"left\">Eppure, ieri come oggi, e forse mai come adesso, il dibattito storico su \u201cdonne e informazione\u201d mostra tutta la sua vitalita\u2019 e attualita\u2019. Ingegno e passione. Lo si e\u2019 visto proprio a Barcellona dove e\u2019 riemersa la sua centralita\u2019 strategica rispetto a tutte le questioni al cuore dell\u2019informazione oggi e del suo rapporto con la Politica, dalla difesa della liberta\u2019 di stampa e d\u2019espressione come termometro della democrazia di una societa\u2019, alla presenza paritaria delle donne nei luoghi decisionali dei sistemi informativi, come termometro della democrazia sostanziale.<\/p>\n<p align=\"left\">A Barcellona, si e\u2019 tentato dunque un passaggio per nulla scontato, con piu\u2019 obiettivi: riannodare le fila di un\u2019analisi di genere tutta interna alle politiche informative di diversi Paesi euro-mediterranei, Spagna, Italia, Francia, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Palestina, Turchia, traghettandola al presente per non disperderne la memoria storica; dare valore alle piste di riflessione e ai contributi elaborati dalle giornaliste e dalle comunicatrici nei diversi contesti sociali e e politici; ridisegnare il profilo di una nuova partecipazione e protagonismo delle donne dell\u2019informazione \u201ccon visione di genere\u201d nelle battaglia sui destini presenti e futuri dell\u2019informazione, tra globale e locale, tra tradizione e innovazione, tra carta stampata, tv, radio, e web.<\/p>\n<p align=\"left\">Tanti dunque i temi di discussione, uno il punto di partenza: il disagio espresso da tutte per le restrizioni alla liberta\u2019 di stampa e di espressione che, seppur con storie e modalita\u2019 diverse, e diverso impatto sociale, rappresentano oggi una realta\u2019 indiscutibile, motrici (e nel contempo comparse) di autoritarismi con effetti vari. Portatrici di stereotipi, nei quali pare impantanarsi ed esaurirsi tutta la nostra stessa capacita\u2019 di informare. Con piu\u2019 effetti, tra cui non ultimo la mutazione del grande pubblico delle donne e degli uomini, sempre piu\u2019 ridotti da referenti principali del processo informativo a consumatori passivi, sempre piu\u2019 anonimi, sempre piu\u2019 distanti. L\u2019impossibilita\u2019 di accedere per esempio a fonti indipendenti, e\u2019 stato detto in tanti interventi, slegate dai grandi monopoli delle agenzie mondiali, multinazionali che gestiscono l\u2019informazione-merce alla stregua di armi e petrolio, chiude nei fatti la possibilita\u2019 di dare voce a soggetti \u201caltri\u201d, a tutto vantaggio di news a tema globale, sempre piu\u2019 omologate e veloci, come sempre piu\u2019 veloce e\u2019 il tempo per governarle, dalla fabbricazione al consumo.<\/p>\n<p align=\"left\">In mezzo, sta la web rivoluzione. Internet, e la societa\u2019 dell\u2019informazione del terzo millenno. Con le sue enormi potenzialita\u2019 e anche con i suoi effetti immediati che l\u2019intervento di <span>Zakia<\/span> e i suoi dati sull\u2019analfabetismo delle donne e delle bambine delle aree rurali del Marocco e del Magreb, affresco immediato dell\u2019impossibilita\u2019 di conoscere i propri diritti prima ancora di elaborarli come consapevolezza, ha messo ben in luce. Trascinando altre assunzioni d\u2019impegno, altri interrogativi. Come reagire da donne e giornaliste alla nuova disuguaglianza tecnologica, tra nord e sud, tra nord e nord, e sud e sud? Quale il confine tra la nostra responsabilita\u2019 e quella dei decisori politici? Quali gli strumenti da agire?<\/p>\n<p align=\"left\">Domande non facili, che il convegno non ha certamente esaurito, pur ponendo un punto fermo di risposta:difesa a tutto tondo del pluralismo nell\u2019informazione: generi, genere e strumenti. Sono emerse cosi\u2019 alcune proposte concrete: una Radio per le bambine dei villaggi rurali dell\u2019Atlante, il pieno utilizzo di internet come volano dell\u2019informazione di genere, nella battaglia d\u2019uguaglianza e i diritti umani. Portare la sfida sui nuovi terreni dell\u2019informazione neutra. Con alcuni opzioni di fondo.<\/p>\n<p align=\"left\">Denuncia delle violazioni dei diritti ma anche proposta educativa attraverso la scelta della \u201cnotizia buona\u201d, che sarebbe come dire il \u201cbuonismo\u201d nell\u2019informazione. La valorizzazione delle buone pratiche delle donne e degli uomini sui territori. Una sorta di \u201crivoluzione copernicana\u201d applicata alla scelta della notizia che presuppone la scompaginazione della gerarchia radicata forse nelle abitudini, ma non certo nei nostri cuori.<\/p>\n<p align=\"left\">In questo senso, schematicamente, la \u201cnotizia buona\u201d nella regione euro-mediterranea, e\u2019 anche quella che favorisce il dialogo, quella che scendendo alle radici delle questioni unisce piuttosto che dividere, e pone le premesse per la costruzione dello spirito condiviso di pace, della cultura condivisa della pace, la sola che puo\u2019 garantire la sua conquista concreta ed il suo mantenimento. Diritti, giustizia, pace. Utopia?<\/p>\n<p align=\"left\">La risposta data a Barcellona riguarda tanto la coscienza e la responsabilita\u2019 individuali quanto la competenza e la conoscenza professionali. Con una serie di  domande, presenti in tutti gli interventi. E giacche\u2019 si era nei giorni conclusivi del mese islamico di ramadan (con molte colleghe in digiuno, da praticanti e da laiche), mi fermo con questo esempio, che ha dato vita ad una riflessione semplice e valida per l\u2019una e per l\u2019altra riva.<\/p>\n<p align=\"left\">  Che cosa conosciamo e trasmettiamo, noi della sponda nord, di fronte alla news \u201cper centinaia di milioni di musulmani inizia oggi il Ramadan\u2026\u201d? A chi diamo parola, con quali immagini? Cosa c\u2019e che dovremmo raccontare (e non raccontiamo) del suo spirito profondo, della notte che si fa giorno, del senso del tempo e dello spazio, dell\u2019anima e del corpo, delle feste nelle case e nelle strade, dei dolciumi per i bambini, dei vestitini nuovi, del pellegrinaggio dei poveri dell\u2019Alto Atlante, nei riti della Ventisettesima Notte, questa \u201cnotte fatale\u201d che con il manto degli Angeli, uno per ciascuno e ciascuna, scende alla porta di ogni casa\u2026<\/p>\n<p align=\"left\">E che cosa conosciamo e trasmettiamo, noi della sponda sud, di fronte alla news \u201cper centinaia di milioni di cristiani inizia oggi il Natale\u2026\u201d? A chi diamo parola, con quali immagini? Cosa c\u2019e\u2019 che dovremmo raccontare del suo spirito profondo, della sua tradizione popolare, del senso del suo sacro, delle feste nelle case e nelle strade, dei dolciumi per i bambini, dei vestitini nuovi, delle luci dell\u2019albero e dei riti del presepe, del suo valore simbolico\u2026<\/p>\n<p align=\"left\">Questo il senso del dibattito delle giornaliste e delle comunicatrici con visione di genere, a Barcellona. I lavori si sono conclusi con l\u2019approvazione di una Dichiarazione che mette a fuoco contenuti e impegno sottoscritti, e segna la nascita della Rete Mediterranea delle Giornaliste e delle Comunicatrici per i Diritti umani e la Pace che associa gruppi, associazioni, e singole professioniste.<\/p>\n<p align=\"left\">La <span>Xarxa des Periodistes de Catalunya <\/span>e la nostra associazione <span>Mediterranean Women Press Network<\/span>, ne affronteranno il coordinamento con la collaborazione e il patrocinio dell\u2019IEMED \u2013 <span>Institut Europeo de la Mediterania<\/span>. Punto di riferimento informativo, \u201cWomen in the city\u201d, il nostro magazine-donne che e\u2019 nato e trae linfa dalle battaglie per la liberta\u2019 di stampa e il pluralismo dell\u2019informazione dell\u2019associazione Articolo1.Liberi di.<\/p>\n<p align=\"left\">  Alla Dichiarazione ha fatto seguito la scheda \u201cProposte concrete\u201d, con il dettaglio dei temi obiettivo dell\u2019attivita\u2019 della nuova Rete, dalla difesa della liberta\u2019 di stampa alla difesa dell\u2019empowerment delle giornaliste con visione di genere; dalla difesa dell\u2019informazione \u201cdal basso\u201d a quella per ottenere nei diversi sistemi editoriali e televisivi spazi informativi diretti a coinvolgere la societa\u2019 civile, per una societa\u2019 non sessista e realmente egualitaria, per promuovere la crescita civica e l\u2019accesso ai diritti della popolazione femminile mediterranea; contro le disuguaglianze sociali e di genere; per il diritto all\u2019informazione sullo sviluppo equo e condiviso tra nord e sud del mondo.<\/p>\n<p align=\"left\">Il prossimo convegno della nuova Rete si terra\u2019 in Marocco, nel corso del 2008.  La Rete partecipera\u2019 inoltre al <span>II Encuentro de la Red Internacional de Periodistes con Vision de G\u00e9nero<\/span>, Oviedo, 16-18 novembre prossimi, aperto ai gruppi dell\u2019America latina, durante il quale si discutera\u2019 tra l\u2019altro del trattamento nei media delle notizie sulla violenza contro le donne, e si dara\u2019 spazio alle proposte alternative delle giornaliste agli attuali schemi.<\/p>\n<p align=\"left\">Al meeting di Barcellona, infine, ha partecipato anche un folto gruppo di giovani laureati italiani, donne e uomini, delle facolta\u2019 di Scienze della comunicazione delle Universita\u2019 di Venezia e Padova, presenti nella capitale catalana per un master di approfondimento sull\u2019informazione e la comunicazione nel Mediterraneo, nel quadro delle attivita\u2019 di scambio e cooperazione con l\u2019<span>Universidad Autonoma di Barcelona<\/span>, e l\u2019<span>Osservatorio Mediterraneo de la Comunicacio<\/span>\u2019, al quale e\u2019 associata anche la nostra <span>Mediterranean Women Press Network<\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8216;Women in the city&#8221;\/Articolo21 Barcellona&gt; Le Giornate delle Giornaliste e Comunicatrici del Mediterraneo Nasce la Rete Mediterranea delle Giornaliste e delle Comunicatrici per i Diritti Umani e la Pace Il senso della sfida di Nella Condorelli Il 57per cento delle donne marocchine e\u2019 analfabeta. 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